il teatro dei vampiri
as ANDREA BRUNI
Ai tempi della scuole elementari scopre Silvan e decide che nella vità farà il prestigiatore: alla medie incontra sulla sua strada "Il cavaliere inesistente" di Calvino e comprende che il suo mestiere sarà quello dello scrittore: ma la sua vita cambierà al Ginnasio per colpa di Enrico Ghezzi che presenta un epico ciclo di visioni notturne (Freaks, Simon del deserto, Il corridoio della paura): una vita rovinata. Per "venerare" il cinema ne ha fatte di tutti i colori: organizzare rassegne nei più remoti anfratti di montagna; scrivere un paio di libri che han venduto meno dell'autobiografia di Iva Zanicchi; impegnare i gioielli di famiglia per farsi mandare dal Giappone i dvd di Takashi Miike. Queste le cose che si porterà nella tomba: l'opera omnia di David Lynch, "Viale del tramonto" di Billy Wilder, "I canti di Maldoror" di Lautréamont, "Murder Ballads" di Nick Cave e l'autografo di Fabrizio de Andrè.
*loading*
mercoledì, 25 novembre 2009

Spermula

Torniamo indietro nel tempo: Mentre in Italia, grazie all’impagabile Magnus, facevan timidamente capolino le mutandine di pizzo e le giarrettiere delle vittime di Kriminal, in Francia era già tutto vorticare di fanciulle discinte e di cartacee provocazioni. In principio fu Barbarella ma di lì a poco ecco giungere la provocante Jodelle (modellata su Sylvie Vartan) e la ben poco conciliante Pravda, sorta di novella amazzone munita di centauro metallico…Ma la Palma d’Oro dell’originalità va, senza ombra di dubbio, alla Saga de Xam, epopea fantascientifico-erotica scritta da “un certo” Jean Rollin e disegnata dal raffinato Nicolas Devil, con un occhio alle esasperazioni floreali dell’Art Decò e l’altro alla tradizione pittorica orientale…Che anni, ragazzi…Beh, è all’interno di questa stagione dorata dell’Eros che si inserisce un film deliziosamente “weird” come Spermula, raro esempio di pellicola nata per esigenze commerciali ma “corrotta” dagli afflati “arty” del proprio demiurgo.

Come nella miglior tradizione delle opere avvolte dai fumi della Controcultura, sconquassate dai lisergici venti dell’immaginario Pop, Spermula va vissuto al pari di una “esperienza”, come vero e proprio trip visivo. Inutile cercare di raccappezzarsi nel seguire la languida Via Crucis della sua magnifica protagonista (quella Dayle Haddon già ammirata ne La cugina di Aldo Lado). Tempo perso. Molto meglio restare in estatica ammirazione del “decor” (ove il post-moderno va a braccetto col Liberty); decisamente consigliabile lasciarsi catturare dal canto di sirena della glaciale Spermula e delle sue concubine, o farsi accarezzare dalla morbida luce che permea tutta la pellicola…Non ho mai compreso il motivo per cui questa pellicola raffinatissima ed “eccentrica” sia caduta nel dimenticatoio: Spermula sta al cinema erotico come L’abominevole dr. Phibes sta all’Horror.    

 

postato da contenebbia alle 12:39
categorie • cult movies, cinebloggers, eros cest la vie
permalinkcommenti
martedì, 24 novembre 2009

Pitti Scanna

"Arrivano da carceri diversi ma sembra si siano messi d' accordo: lei in maglioncino azzurro su camicia bianca, lui in giacca bianca su camicia azzurra" (da "Repubblica.it")

postato da contenebbia alle 08:22
categorie • povera patria, arbasinate
permalinkcommenti (2)
lunedì, 23 novembre 2009

La Cucina di Marlene

Se riesci a sedurre il tuo macellaio e a farti dare un pezzo di vitellina veramente giovane, allora puoi fare le cotolette. Ci vogliono fettine non più spesse di mezzo centimetro, ricavate dalla parte migliore della coscia. E sarai tu a renderle ancora più morbide col batticarne. Battile ma non infierire. Sbatti un uovo. Aggiungi sale e un pizzico di pepe macinato finemente. Metti in un piatto grande. In un altro metti pane grattugiato, insaporito con sale e pepe (ricorda che hai già salato l’uovo). Versa burro abbondante (o olio) in una padella che possa contenere agevolmente le fettine. Riscalda i piatti con acqua calda. Taglia un limone in quattro. Finisci di preparare la verdura di contorno. Metti un foglio di carta da pane sul tavolo da cucina: ti servirà. Dai un’occhiata per vedere se i tuoi ospiti hanno finito il primo, e solo allora accendi la fiamma sotto la padella. Ma non mettere tutto insieme. Immergi la prima fettina nell’uovo, e voltala con attenzione; poi passala sul piatto col pane grattugiato e rivoltala lentamente fino a quando il pane abbia ricoperto tutta la carne. A questo punto il burro dovrebbe già essere bruno-dorato. Metti con delicatezza le fettine nel burro caldo e alza la fiamma, in modo da rendere compatta l’impanatura e darle corpo. Abbassa la fiamma a calore medio dopo un minuto. Volta le fettine affinchè possano friggersi dall’altro lato. A questo punto asciuga i piatti e preparali. Quando togli le fettine dalla padella, abbi cura che non gocciolino. Se così fosse appoggia per un secondo la fettina- ma proprio un secondo!- sulla carta da pane. Non versare il burro rimasto sulle cotolette: una vera cotoletta alla viennese deve essere asciutta. Aggiungi un quarto di limone e, se ce l’hai a portata di mano, un rametto di prezzemolo. Se servi qualche verdura che abbia un po’ di sugo, non metterla nello stesso piatto: la cotoletta deve essere asciutta. Mon non prendertela con le persone che mettono tutto nello stesso piatto. Dato che hai servito la cotoletta bene asciutta, la tua coscienza è a posto. Gli altri sono padroni di se stessi.

postato da contenebbia alle 09:55
categorie • miti, la cucina di marlene
permalinkcommenti
sabato, 21 novembre 2009

il Conte a

Ragazzi finalmente ci siamo riusciti!

In diretta abusiva dalla cripta di Carfax va ora in onda il processo “altro” a X Factor ! Diamo il benvenuto ai nostri opinionisti d'eccezione, Andrea “Contenebbia” Bruni che oggi indossa una strana t-shirt sotto il mantello.. Andrea ma cos'è quella figura sulla tua maglietta?
“Sopor Aeternus, che domande.”

Certo! Ovviamente. E in via del tutto eccezionale, dopo la sua sortita in diretta nello studio di X Factor abbiamo Lorenzo Peroni, cresciuto a pane&Alda e opinionista per la Guida Cultura Avantpop. Bene, inziamo col parlare dell'orchestra, non so cosa ne pensiate ma a me piace che i soldi del vituperato canone siano investiti nella musica e soprattutto in questo modo. Con il pretesto di preparare i concorrenti al palco di San Remo si porta in video (finalmente!) Lucio Fabbri e la sua orchestra, che ne dite?
Lorenzo? Lorenzo ma cosa stai facendo??

"Scusate stavo sfogliando l'ultimo numero Vanity Fair, sapete com'è...quanto all'orchestra che dire se non: ma dov’è Beppe Vessicchio? Iniziare un programma con Renga poi… quasi subito ho iniziato a fare zapping su Cam4, non mi stupisco che Alda d’Eusanio la domenica mattina abbia uno share più alto..."

Andrea tu che ne pensi invece? L'orchestra, Lucio Fabbri...

"cominciamo col dire che l’undicesima puntata di “X Factor” è stata benedetta dall’arrivo dell’orchestra. Peccato che con essi sian pure giunti i lampadari: evidentemente le scenografe ella Rai ancora pensano che ogni volta che si sente un pizzicato d’archi ci si debba trovare nel salotto buono di Liberace. Dura lex, sed lex.
Certo, lo sforzo produttivo di portar l’orchestra (ottima) di Lucio Fabbri ha nuociuto sul livello degli ospiti della serata: ha aperto le danze Umberto Baccini in chemio, che poi si è rivelato essere Francesco Renga. Supponente, altezzoso, schifiltoso. In altre parole simpatico come un nido di vespe infilato nei boxer. A seguire un fattorino della Rai, di cui ho scordato il nome, con l’ingrato compito di dover sollazzare il pubblico dopo due ore di programma."

Il Conte non le manda a dire! A quanto pare i giudici ospiti di questa undicesima puntata non vi sono proprio piaciuti, e di Damiano che è venuto a presentare il suo primo singolo cosa vogliamo dire?
Andrea?

"Damiano, il Sandokan del Club Tenco, si è sputtanato i suoi 15 fan con l’esibizione del suo primo pezzo “autoriale”: un improbabile mix del peggior Jovannotti e del miglior Tiziano Ferro (quello trash, ovvio) che verrà utilizzata come strumento di tortura a Guantanamo."

So che Lorenzo è di tutt'altra opinione, vero?

"Si insomma, è vero, nelle strofe c’è il fraseggio di Jovanotti, nei ritornelli le facili aperture di Vasco Rossi, l’arrangiamento è a la Tiziano Ferro (che copia Alicia Keys che ha imparato, anche lei, da R.Kelly). In maniera buffa e un po’ inaspettata l’iterazione di un concetto logoro come quello di “anima” incastrato in un loop da filastrocca si riempie di un significato ed un’energia tutta nuova. Mi piace questo elemento. Con qualche riserva a causa di alcune “semplicità” musicali, ma mi piace. "

Ragazzi, e della squadra di Madame Claudia Mori cosa ne pensate? Si dice che Giuliano e Sfibropaola abbiano ottime potenzialità...si Andrea?

"Partiamo dal peggio, cioè dalla squadra di Claudia “Baby Jane” Mori: mi si dice che Paola e Giuliano abbian delle voci della madonna. Posso dire che non me ne frega una cippa? Son due cedri del Libano, e ciò per il Conte è un difetto imperdonabile: possono anche cantare come la Callas, ma se lo fanno in criogenesi, io li boccio. Stop e tirem innanz."

Lorenzo?

"Inizierei con Paola. Facciamo i complimenti alla Mori per esser riuscita a scegliere una canzone (bellissima) che fa sembrare Paola (di per se molto dotata) una cantante da fiera di classe Z. Giuliano canta Mi Ritorni in Mente: Battisti cantato da Eros Ramazzotti. Risultato? Paola al ballottaggio: brava Mori, proprio brava; tu si che sai come valorizzare una Signora cantante."

Apriamo il capitolo Yavanna, a mio avviso le ragazze sono state capaci, eleganti e misurate. Andrea tu che ne pensi? So che le tre fate di Cuneo ti piacciono molto.

"Ebbene sì, il Conte ha un debole per le Yavanna, vero motivo di sollazzo di codesta edizione di “X Factor”: son nate come comparse di “Fantaghirò”: han cercato di tramutarle in puttanoni gotici, han rischiato di divenir delle Milva in versione Ikea, ed ora son solo deliziosamente, adorabilmente, fuori di testa. Tanto è vero che alla loro prima esibizione, ieri sera, le ho confuse con i lampadari, visto che si eran fatte vestire dalla colf di John Galliano. Immense. E poi, diciamolo, solo un pazzo non scevro di genialità, poteva pensare a “Pazza idea” in versione Miriam Makeba. Dai. Mi son già iscritto al loro Fan Club. Spero mi voglian in tournèe con loro. Ho già scritto che son diposto a vestirmi come Saruman. Non scherzo."

Lorenzo, tu che sei gran conoscitore della Strambelli nazionale cosa puoi dirci?

"Prima vorrei dire che le Yavanne tornando nel mondo delle fate con Neverending Story sono davvero a casa loro: ottime. Ora ho chiara la loro collocazione: il cinema. Quanto a Pazza Idea di Patty Pravo che dire, Patty Pravo è terra e carne, le Yavanna sono acqua e aria: la scelta mi lascia quindi perplesso. Buona ed efficace la re.invenzione musicale dal sapore esotico, ma dalla folle carnalità del brano originale, nocciolo indispensabile al suo essere, non v’era traccia. Bocciate a malincuore."

Passiamo ora alla squadra di Marco Castoldi in arte Morgan. Continua a dividere il pubblico voi che ne pensate? Andrea?

" Ora vi confesso una cosa. Io amo Morgan. Adoro la sua urticante sicumera. Che è corroborata da un talento invidiabile, pari alla sua coerenza artistica. Ora poi, che si è liberato dell’ingombrante Chiara (altro cedro del Libano con bella voce) mi manda letteralmente nei matti. Adoro Morgan, redingote e occhio bistrato, che porta in gitarella all’Ospizio “Giuseppe Verdi” i suoi pupilli. Vi è qualcosa di aristocratico e socratico in questo “menage à trois”: il Magister, il Puer (Silver) e il Minus Habens (Marco)… Adorabile liason: Marco- che vincerà “X Factor”- nonostante sembri sempre più Farinelli, è un miracolo vivente: puro animale da palcoscenico, incredibile, e tenerissimo “Rain man” a luci spente. E che dire di Silver? La sua mancanza di “X Factor” è paragonabile solo al suo imberbe fascino: penso- non senza invidia- che Morgan gli affidi canzoni “impossibili” solo per poterlo avvolger di morbidi abbracci consolatori in camerino. E lo dico non senza invidia. Ma, ripeto, Morgan è un genio manipolatore. Come ha dimostrato nell’atteso psicodramma delle 23,30, che il Sommo Morgante Pittato ha snobbato: una scena madre abbisogna di una primadonna, e la Mori nonè dotata dell’actio necessaria per certe performance. Non bastano le mise da Capodanno al Dopolavoro Ferroviario per creare il Dramma. Quelli, al limite, rimandan a piccoli drammi legati al Buon Gusto.

Lorenzo?

"Io andrei sui cantanti: Marco canta canta Kiss di Prince. Marco è Prince. Ok, non esageriamo, ma è stato davvero azzeccato. Una considerazione seria: Marco ha un’intelligenza musicale profondamente acuta, cosa non scontata in chi canta. E la Maionchi ha fatto una cosa giusta nei suoi confronti: l’ha ringraziato. Tanti cantano, non tutti sono cantanti, non tutti i cantanti sono da ringraziare. Pochissimi lo sono. Era una riflessione che faceva anche la Vanoni al Corriere in un’intervista per presentare il suo nuovo (inutile) album: tutti bravi, bravissimi. E quelli bravi davvero allora cosa sono? C’è troppa gente sul palco. L’arte è un appello a cui troppi rispondono senza esser stati chiamati. E nel momento un cui un Cantante canta è da ringraziare perché condivide con gli altri un qualcosa di valore. Marco potrebbe anche essere fra questi. Intanto… Grazie Barbra. Che ci sta sempre bene."

Lorenzo e di Silver cosa vogliamo dire? Io gli ho già dato un non classificato, Il povero cucciolo piange per essersi dimenticato il testo ma qui non stiamo parlando del meneito ma di Francesco De Gregori… ingiustificabile. Immagino abbia passato la nottata in Duomo a ringraziare tutti i santi del calendario per non essere uscito...

"Silver reloaded in onore a DeGregori con la Donna Cannone, che se non sei Mia Martini… Ecco cioè insomma. Capite!? Silver dimentica il testo e si congela, ha il panico negli occhi. A me fa simpatia con quel faccino da Bambi BelAmi e mi spiace per l’intoppo, ma il pezzo era (anche) per lui (come per tantissimi altro) davvero troppo grande."

Chiudiamo ricordando che dopo una lunga filippica populista/demagoga di Morgan è uscita Sfibropaola. Le auguriamo il meglio ma soprattutto di non ridurre più i capelli in quella maniera.

Dalla cripta di Carfax è tutto, alla prossima!

postato da contenebbia alle 12:16
categorie • avant pop tv
permalinkcommenti (8)
lunedì, 16 novembre 2009

I Cannibali (omaggio a Manoel De Oliveira)

Vi sono artisti orgogliosamente “eccentrici” che per tutta la vita inseguono la propria idea di cinema, con spirito rigogliosamente oltranzista, rifuggendo dagli “ismi” del momento, dal canto di sirena del botteghino e, cosa più importante di tutte, rimanendo fedeli ai fantasmi che di notte bussano alla porta del loro Inconscio.

Sotto questa luce potremmo vedere uniti da una sorta di filo metafisico registi apparentemente lontani anni luce come Erich Von Stroheim e David Lynch, Michael Powell e Tod Browning o Jean-Marie Straub e Paolo Benvenuti…

All’interno di tale consorteria di anime inquiete, rigorosamente avvinghiate alle proprie ossessioni, impossibile non citare anche il portoghese Manoel de Oliveira, il “grande vecchio” votato, anima e corpo, al cinema. Quest’uomo, va detto, è un miracolo ambulante: nonostante i suoi 99 anni, portati nonchalance, il Nostro sforna film di continuo, a mo’ di catena di montaggio…Un Festival di Venezia, senza “il nuovo de Oliveira” credo venga rimandato…E la cosa che ha veramente del sovrumano è che non ne sbaglia una: le sue ultime fatiche sono gioielli di grazia, di levità e, in primis, di implacabile ironia. Fedele al detto di Buñuel secondo il quale “Quando in un film è percepibile la “tecnica”, allora bisogna buttar via la pellicola”, l’opera di de Oliveira è un inno alla camera fissa, un’ode alla matrice letteraria, un’apoteosi della parola in cui l’actio si scarnifica e si fa Idea.

Anche I cannibali (ispirato ad un racconto di Alvaro do Carvalhal, sorta di Lord Byron portoghese) non sfugge a codesta serie di ferree regole; al fascino della parola, e alle lusinghe di una recitazione ieratica, de Oliveira qui aggiunge il potere della musica: lo schizzo macabro di Carvalhal, infatti, è stato tramutato in un libretto musicato dal modernissimo João Paes, bizzarro talento musicale in grado di far andare a braccetto Mozart con Luciano Berio…

Detta così, l’operazione inscenata con I cannibali è di quelle che fan tremare le vene ai polsi. In effetti non è da tutti entrare nel Palazzo del Visconte d’Alveida, promesso sposo della virginale Margherita: sembra quasi che de Oliveira abbia voluto mettere alla prova i propri spettatori sottoponendoli ad un’ora di chiacchiericci sfiatati, da Gran Soirée in avanzato stato di decomposizione, prelevati dagli scarti de Il Gattopardo…Immagino le masse di spettatori in fuga dalle sale ove si proiettava I cannibali (pratica non nuova: ricordo di aver visto, a Venezia, Party con Marisa Paredes- mica la sora Cecioni- che mi ronfava su di una spalla)…Ma superata codesta prova, il film dona ai “sopravvissuti” un frammento di cinema altissimo, sublime. Al mero divertissment si sostituisce il J’accuse; il pennello del bozzettista “borghese” si intinge nel vetriolo del caricaturista lombrosiano…L’ironia sottile, alla Flaubert, cede il passo al più feroce humor noir, appena colato dal pennino di un Baudelaire o di un Petrus Borel, detto “Il Licantropo”…Credetemi, non paia una bestemmia: gli anni Ottanta ci hanno lasciato due grandi affreschi metaforici, in cui la risata e l’urlo si fondono, due schegge impazzite di cinema scentrato, oltre le Colonne d’Ercole del Rappresentabile. Una è Society di Brian Yuzna, l’altra, ovvio, è I cannibali

 

postato da contenebbia alle 13:14
categorie • miti, cult movies, cinebloggers
permalinkcommenti (1)
sabato, 14 novembre 2009

Bio-Zombie

L’honkgonghese Wilson Yip è uno dei tanti inesplicabili misteri che rendono così affascinante il cinema orientale. Bio-Zombie (1998) rappresenta, dopo alcune opere non proprio memorabili,  il suo primo vagito autoriale, status che confermerà in pieno col successivo, inebriante,  Bullets over summer (1999) e soprattutto con quel capolavoro di Juliet in love (2000). Peccato che i prodotti più recenti del regista lo abbiano visto adagiarsi fra le coltri del Puro Mestiere. Ma torniamo a Bio-Zombie, che, come si diceva prima, pur nella esibita sgangheratezza del prodotto low-budget, lascia intravedere spore pronte a fiorire: Woody Invincibile (Jordan Chan) e Crazy Bee (Sam Lee) sono i primi anti-eroi di Yip: una coppia di perdenti segnati dal destino, cresciuti in quella zona della Metropoli dove “non batte mai il sole”. Sembra quasi che Bio-Zombie con i suoi ondivaghi isterismi e le sue gags dementi sia stato costruito attorno allo straordinario prefinale: quando i due amici ex abrupto si confrontano con la Morte, il film ha una drammatica impennata che, davvero, mette i brividi.

postato da contenebbia alle 12:48
categorie • dvd-cult
permalinkcommenti (1)
mercoledì, 11 novembre 2009

The Vampire Guide: Gli anni Settanta 4

Every  home should have one (1970) Reg.: Jim Clark; Cast: Marty Feldman, Judy Cornwall, Shelly Berman. Primo ruolo da protagonista per il Sommo Batracico. Feldman è qui nei panni di un pubblicitario le cui fantasie ad occhi aperti includono l’essere il Dio Pan ed un vampiro.

Fascin ation (1979) Reg.: Jean Rollin. Cast: Franca Mai, Brigitte Lahaie, Jean-Marie Lemaire- Secondo il Conte, il capolavoro di Jean Rollin, surrealista prestato al cinema “de genere”. Delirio estenuante su di un culto sotteraneo di esangue vampire, fra castelli di Provenza e svenevoleze Art Dèco…La scena d’apertura, con la nobildonna anemica che va dal macellaio per bere un  calice di sangue, come da prescrizione medica, è un capolavoro degno del vecchio Boro…

Garu, the Mad Monk (1970) Reg: Andy milligan; Cast: Neil Flanagan, Judith Israel, Jaqueline Webb. Ennesima fetenzia del famigerato Milligan. Un frate pazzo, tortura ed uccide innocenti vittime nel nome della Chiesa della Anime Perse di Mortavia, con la complicità di una vampira sexy, Olga…Dura poco più di un’ora ma sembra di vedere il  “Mahbharata” in versione integrale.

Halloween with the Addams Family (1977) Reg.: Dennis Steinmetz; Cast: John Astin, Carolyn Jones, jackie Coogan, Ted Cassidy. Infelice “revival” della gloriosa serie televisiva. Vengono qui riuniti tutti i membri storici della famiglia inventata da Charles Addams con l’aggiunta di Suzanne Krazna nelle nere vesti della Contessa Dracula…Girato per la TV, venne proposto al pubblico catodico solo nel 1980.

 

postato da contenebbia alle 12:29
categorie • cult movies, vampire guide
permalinkcommenti (5)
lunedì, 02 novembre 2009

Sogno in forma di rosa

Giulietta stava portando in tavola le lasagne, quando alla televisione diedero la notizia della morte di Pasolini.
Federico rimase con la forchetta a mezz'aria, come paralizzato, col volto contratto in una maschera di muto stupore. Con un movimento secco, Giulietta se sedette, sibilando a labbra serrate: "Lo sapevo che andava a finire così...", poi cominciò a servire il marito mentre sullo schermo della televisione passavan immagini slabbrate e grigie della spiaggia di Ostia. "Spegni, ti prego", mormorò Federico senza alzare il volto dal piatto e per alcuni minuti l'unico rumore che echeggiò nella stanza fu il mesto clangore delle posate.

Svolte, di malavoglia, un paio di tediose incombenze domestiche, i due si ritrovarono a letto: Giulietta con la compagnia di un romanzo della Delly e Federico con l'immancabile quaderno di appunti. Nel giro di cinque minuti, in un fruscio di lenzuola e pagine spiegazzate, Giulietta spense la propria abat-jour cercando rifugio sotto lo coperte. Federico cercò di dire qualcosa ma desistette, preferendo sprofondare nell'ampio cuscino concentrandosi sulle ombra che si proiettavan nel soffitto. Rimase in quella posizione per un tempo difficilmente calcolabile, fino a quando un picchettio dispettoso non risvegliò la sua attenzione.
Tic...tic...tic...
Feredico, col cuore in gola, cominciò a guardarsi attorno con aria da segugio, cercando con la coda dell'occhio l'origine di quell'inopportuno clangore e quasi cadde dal letto quando comprese la sua origine: qualcuno stava lanciando minuscoli sassi sulla sua finestra.
Incespicando goffamente sul tappeto, Federico si precipitò verso la parete di fronte, e, aperti gli stipiti, mise il naso fuori, indifferente alla zaffata di gelo che lo colpì.
"Chi c'è là fuori?"
"Dai, patacca, sono io..."
Federico abbassò lo sguardo e, ritto sul marciapiede, col suo trench scientemente cincischiato, vide Pier Paolo Pasolini che gli faceva "ciao ciao" con la mano":
"Dai, patacca,mettiti qualcosa addosso che andiamo a Pietralata a cercar la Bomba!"
"La Bomba? Ma quanti anni avrà quella donna? Vuoi che ancora..."
"Dai, muoviti, che se stai lì ti prendi un malanno..."
Federico, come in trance, si rivestì, cercò il cappotto, lanciò un bacio distratto a Giuletta e si precipitò giù per le scale.
Pasolini lo stava aspettando, comodamente appoggiato ad una fiammate bicicletta.
"Ah, c'andiamo in bicicletta?..."
"M'han rubato la macchina..."
Federico montò sul sellino della sua bici, sollevando i lembi del cappotto: guardò il compagno di tante scorribande, perse nella notte dei tempi, e, senza pensarci troppo, gli disse, sputando le parole come colpi di mitraglia:
"Ascolta, ma al Telegiornale dicono che sei morto..."
"Morto...", sussurrò Pasolini aggiustandosi la montatura degli occhiali, "Son paroloni...Diciamo che non ho più paura del buio, va bene? Dai, dacci dell'olio, che poi va finire che la Bomba non la troviam neanche stanotte..."
"Ah, dai pure...Vai avanti te che a me mi treman un po' le gambe..."

postato da contenebbia alle 12:51
categorie • miti
permalinkcommenti (2)
venerdì, 30 ottobre 2009

Il Conte e Zé Do Caixao

Conte: Come è nato il personaggio di Zé Do Caixao?

José: Ho sempre sofferto di insonnia. Se voglio dormire devo prendere delle pillole fortissime. Una sera, dopo averle prese, mi addormentai sul tavolo durante la cena e divenni il protagonista di un sogno bizzarro. Incontravo uno strano individuo, che mi guidava all’interno di un cimitero fino a mostrarmi una tomba. La mai tomba. C’erano segnate due date, quella della nascita e quella di morte, ma non riuscivo a leggere quest’ultima perchjè era tutto troppo offuscato. Quando mi son svegliato ero tutto eccitato per il sogno che avevo fatto, ma le persone che erano con me pensavano che fossi posseduto da chissà quale spirito maligno e così insistettero per far venire un vecchuio prete, o qualcosa del genere, per sottopormi a un esorcismo. Ormai, però, avevo tutto chiarissimo in testa. Non avevo nessuna intenzione che portassero via il “diavolo” che mi aveva posseduto. Al contrario decisi che dovevo assolutamente fare un film sulla mia nuova “condizione” e quel film si intititolava “A mezzanotte prenderò la tua anima”. Ricordo che corsi fuori per la strada, andai dritto al mio ufficio e nonostante fossero le cinque del mattino svegliai la mia segretaria…Quella stessa notte scrivemmo un soggetto di appena un paio di pagine e il giorno dopo lo proposi ai miei soci. Si rifiutarono tutti di farlo. Ma io ero così determinato che decisi addirittura decisi di vendere la casa che stavo costruendo per me e mia moglie. Mi rimasero solo pochi vestiti. Allora ero molto magro, pesavo circa 48 kg., e anche se portavo già una barba lunga, non avevo mai pensato che sarei potuto diventare io stesso il protagonista del film. Ero troppo debole mentre Zé Do Caixao doveva essere robusto. Organizzai un casting per il ruolo principale grazie al quale vidi molti attori, sia di cinema che di teatro. Quando finalmente trovai l’attore che cercavo, un tizio abbastanza in voga all’epoca, quello si rifiutò di interrpetare una parte così “leggera”! Realizzai pertanto che l’unica soluzione era che fossi io stesso a vestire i panni di Zé Do Caixao. Possedevo già un belk vestito nero, noleggiai un cappello a cilindro, la mia assistente mi procurò otto unghioni finti e io m’inventai il medaglione con il simbolo della Fenice.

Conte: Cosa ricordi delle riprese di questo film?

José: Ricordo che la troupe pretendeva di essere pagata alla fine di ogni giornata di lavoro. Non si fidavano di me e non vedevano l’ora che le riprese terminassero. Ad ogni modo, la prima apparizione pubblica di Zè Do Caixao avvenne in televisione il 15 febbraio del 1963 su Tele Globo. Ero molto preoccupato che ai telespettatori  potesse non piacere questo personaggio bizzarro, volevo colpirli, e così mi venne in mente l’idea della “maledizione”…Vuoi sapere cosa ho fatto?

Conte: Certamente!

José: Al termine del programma guardai fisso negli occhi gli spettatori e dissi: “Se non vi piacciono i miei film dell’orrore, che i vermi divorino la vostra carne e che voi possiate soffrire per sempre tra le fiamme dell’inferno”!

 

postato da contenebbia alle 11:58
categorie • miti, cult movies, cinebloggers
permalinkcommenti
mercoledì, 28 ottobre 2009

Le farò da Papi: "La Bambolona"

Bisogna ringraziare il Fato per aver dato altri inderogabili impegni a Marcello Mastroianni, inizialmente interpellato per il ruolo di protagonista de “La Bambolona”; e bisogna ringraziare Franco Giraldi (regista “gentile” dello Spaghetti-Western) per aver puntanto su Tognazzi, unico attore italiano in grado di sfiorar sordide grevità con grazia mozartiana, e sulla “non attrice” Isabella Rei, torpida sedicenne di grossolana sensualità che olezza di sottoscala. Qui siam ben oltre il mito della Lolita radical-chic, perfettamente incarnata dalla Catherine Spaak de “La Voglia Matta”: L’avocato Giulio Brogini, avvocato di mezza età con un piede distrattamente posto nella “High Society”, non è di certo attratto dal gioco “vittima-carnefice” inscenato da una ninfetta che ha appena scoperto “Tropico del Cancro” di Henry Miller… Al contrario: il Brogini è mesmerizzato- lui abituato a splendide, algide, dame cresciute a pane ed Antonioni- dalla “improponibile”, goffa, frisicità di quella figlia del popolo, che malamente cela le proprie forme rubensiane in angusti busti ortopedici. Come il protagonista di un racconto di Landolfi (pur non possedendone il subdolo sadismo) il Brogini sente come canto di sirena quel corpo indeciso fra il postribolo e la scuola per dattilostenografe, e si lascia invischiare in quella rete famigliare che, a sua volta, sa di sottoscala e di cavoli bolliti. Bravissimo nel fotografare le schermaglie amorose dei due protagonisti, e nell’abbozzare il Maelstrom silente nel quale precipita, sequenza dopo sequenza, un misuratissimo Tognazzi, Giraldi si dimostra regista di prim’ordine anche nella scelta dei comprimari. Difficilmente, tra le pellicole del nostro “beneamato” cinema-medio, si è vista coppia di “casalinghi disperati” più perfetta rispetto a quella inscenata con ambigua mestria da Corrado Sonni e dall’immensa Lilla Brignone. Gli sguardi con cui quella segaligna “Mater Dolorosa”, perennemente in bilico fra la Dedizione e il Martirio, ricopre quella figliolona malmostosa e perennemente imbronciata, troppo cresciuta per i suoi sedici anni, son la cifra stilistica di questa pellicola che si ritaglia a pieno dirittto uno spazio d’onore nei piani alti della nostra commedia di costume.

(questa scheda del Conte compare nel torrido dossier di Nocturno "Le farò da Papi", attualmente in edicola: compratelo, va là, che anche Nocturno sta rischiando di scomparire...)

postato da contenebbia alle 09:53
categorie • cult movies, cinebloggers, dvd-cult
permalinkcommenti (4)